Oltrepò Pavese: gite enogastronomiche alla scoperta del Buttafuoco


In Lombardia, l’Oltrepò Pavese rappresenta una zona ricca da visitare. Passando dai 60 metri s.l.m. del Po ai 2000 metri s.l.m. degli appennini, offre diverse tipologie di vegetazione e di paesaggi. E’ ricco di cucine locali e legate alla stagionalità dei prodotti. Quasi ogni mese, infatti, si organizzano sagre per celebrare i frutti della terra di questo territorio. Non mancano percorsi ciclo-turistici ed enogastronomici. Iniziamo a conoscere uno dei suoi vini, il Buttafuoco.

Origine del Buttafuoco

La denominazione pare abbia diverse origini. C’è chi scomoda la letteratura dialettale di Carlo Porta, che nella seconda metà del XVII secolo, lo chiama Buta mel feug, cioè Butta come il fuoco che ne delinea subito la forza e la struttura.
C’è chi scomoda la storia, più o meno ufficiale. Leggenda vuole che una compagnia di marinai, presso Stradella nell’Oltrepò Pavese, con l’onere del traghettamento sul Po e di difesa del territorio, si sia dedicato con maggior perizia alle visite nelle cantine della zona che alla guerra. Nel XIX secolo, la marina austro-ungarica, in ricordo del vino e dell’attitudine alla pace, varò una nave col nome Buttafuoco.




Il simbolo

Il marchio che definisce la DOC Buttafuoco è formato da un ovale, che ricorda la botte per la vinificazione. Sotto l’ovale campeggia la scritta Buttafuoco da cui partono due nastri rossi che rappresentano i torrenti della zona di produzione, il Versa e lo Scuropasso. Dentro l’ovale è raffigurato un veliero con le vele in fiamme, a ricordo della nave della marina austro-ungarica dell’800.

Composizione del Buttafuoco

Le uve che compongono questo vino sono tutte a bacca rossa. Nello specifico si tratta della croatina, della rara, della barbera e della vespolina, tutte presenti da secoli nell’Oltrepò Pavese.

  • La croatina (dal 25% al 65%) si distingue per la sua resistenza e, scelta soprattutto per la sua produttività, è presente anche nel novarese.
  • L’uva rara (massimo 45%), coltivata anche in Piemonte, in passato veniva confusa con la bonarda e la croatina.
  • La barbera (dal 25% al 65%) autoctona del Piemonte, è diffusa anche nella provincia di Piacenza. Questo vitigno è usato per gli aromi fruttati, le fragranze vinose e una buona acidità.
  • L’uva vespolina (massimo 45%) è la più particolare che regala i profumi speziati tipici del Buttafuoco.

Certosa di Pavia

Servizio

La temperatura indicata per il Buttafuoco è tra i 16 e i 18 °C.

Nella cucina vegan, il Buttafuoco si abbina molto bene agli stufati di seitan o al sedano rapa impanato e fritto. Le verdure fritte sono particolarmente adatte con il Buttafuoco frizzante.

La DOC

Il vino Buttafuoco ottiene nel 2010 il riconoscimento di DOC, vino di Denominazione d’Origine Controllata. Vino fermo e frizzante. Il disciplinare prevede che la produzione DOC avvenga nelle colline dei comuni di Canneto Pavese, Broni, Stradella, Castana, Montescano, Cigognola e Pietra de’ Giorgi.

All’inizio del 1996 nasce il consorzio Club del Buttafuoco Storico grazie all’impegno dei  principali produttori del Buttafuoco per promuovere il territorio e la produzione sia in Italia che all’estero.

Le cantine della zona organizzano eventi, passeggiate fra i vigneti e degustazioni per far conoscere questo robusto e fragrante vino.

Giada Giuppo

Lettrice onnivora e mangiatrice vegetale, nasco montanara e rimango appassionata di spazi aperti, incontaminati e fluttuanti, reali o immaginari, pur vivendo vicino ad una metropoli per necessità... per ora, ma pronta al cambiamento! Curiosa e solitaria allo stesso tempo, mi impegno a costruire reti per un mondo altro da quello odierno, in particolare con maggiore rispetto verso la natura e tutti i suoi esseri viventi.

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